Crea sito

Proposte del gruppo femm sdc relative al Piano Nazionale per Next Generation EU

Le proposte che seguono sono collegate al documento già pubblicato e discusso nella plenaria di Società della Cura promossa dallo stesso gruppo, via via ampliatosi, il 5 febbraio 2021

CURA PER… L’AMBIENTE, LA NATURA, IL TERRITORIO, L’AGRICOLTURA, IL LAVORO, LA CONOSCENZA, LA CULTURA, LA PACE E LA SICUREZZA GLOBALI

1. No a “grandi opere” inutili per le comunità, invasive per l’ambiente, colpevolmente onerose. La priorità è una sola “grande opera” di ricucitura da Nord a Sud, un’opera capillare di risanamento e protezione, necessaria in tempi di emergenza ambientale e climatica, che può dare risultati occupazionali stabili ed ecosostenibili in molteplici settori, nel segno della qualità;
– la cura, la messa in sicurezza, la protezione dell’ambiente, il contrasto al dissesto idrogeologico e a nuove speculazioni sui territori, la difesa delle coste; il rinfoltimento dei boschi e delle aree verdi; la riqualificazione urbana a partire dagli edifici pubblici, scolastici e residenziali, il potenziamento del verde urbano;
-la salvaguardia dei beni comuni e la ripubblicizzazione della loro gestione a partire dall’acqua; la salvaguardia altresì del patrimonio culturale storico e artistico, contro privatizzazioni e svendite;
– la bonifica dei siti inquinati, il contrasto all’inquinamento di aria suolo acqua; gli incentivi all’economia circolare, le fonti rinnovabili, il riciclo e riuso, il trasporto e la mobilità non inquinanti ponendo attenzione alle infiltrazioni delle criminalita’ organizzate ;
– la prevenzione delle pandemie e delle malattie da inquinamento: stop alle grandi discariche; lotta agli allevamenti intensivi invivibili e inquinanti, che minacciano le esistenze di tutti gli esseri viventi;
-prevedere il bilancio ambientale a cura delle aziende che operano sul territorio;
2. Un nuovo patto per la terra che preveda maggiori investimenti nell’ agricoltura sostenibile e sociale, in agroecologia e agrobio, per favorire la crescita delle piccole imprese agricole soprattutto quelle a conduzione femminile. Destinare fondi per andare oltre le regole di finanziamento europeo, prevedere prestiti a fondo perduto per recupero dei territori abbandonati, per acquisto terreni e implementazione delle coltivazioni biologiche e biodinamiche, per la sostenibilità e l’economia circolare nel settore.
3. Occorre un piano di Investimenti pubblici per incrementare i livelli di occupazione femminile superando il gender pay gap che si annida nell’organizzazione del lavoro e nella contrattazione aziendale e la segregazione settoriale imposta dal “mercato” che continua a mantenere distinzioni di valore fra occupazioni ritenute maschili e quelle ritenute femminili;
-ripensare per tutte e tutti i tempi e le modalità del lavoro;
-inserire come prioritario l’obiettivo, indicato anche dall’UE, del raggiungimento del 60% di occupazione femminile fissando un preciso arco temporale ed i settori dove operare l’aumento. E’ indifferibile un piano di investimenti per una massiccia assunzione di donne nella PA attraverso strumenti di orientamento e gestione pubblica dell’accesso al lavoro. A questo fine la programmazione del PNRR deve prevedere l’utilizzo simultaneo di più forme di finanziamento europeo liberando in molti settori la spesa corrente del bilancio dello Stato le cui risorse possono essere impiegate per questo obiettivo;
– l’ esclusione delle donne dal mercato del lavoro è spesso legata al pregiudizio sulla maternità. Istituire un mese continuativo di astensione obbligatoria (congedo di paternità) del padre, da dover richiedere entro il sesto mese di vita del bambino;
-eliminare le politiche di defiscalizzazione e de-contribuzione del lavoro femminile;
-prevedere una revisione dei congedi, del computo di malattia e del riconoscimento della grave patologia per garantire i diritti di tutte e tutti i lavoratori;
-istituire il bilancio di genere per valutare in ottica di genere le scelte politiche e gli impegni economici-finanziari.
4. Le politiche di genere vanno separate dalle politiche per la famiglia, che spesso per le donne sono addirittura contro producenti. Un primo passo, concreto e simbolico insieme, va fatto con una nuova regolamentazione sul cognome materno, ancor più dopo la recente pronuncia della Corte Costituzionale.
Va riconosciuta e valorizzata la centralità dei lavori di riproduzione sociale e domestica (gratuiti o no), inclusa l’assistenza a familiari, per ricostruire un sistema socio-assistenziale e sanitario integrato come diritto delle e dei cittadini e di tutte e tutti coloro che vivono sul nostro territorio. Un servizio che regolamenti tutti i servizi pubblici e privati, le figure professionali e i/le caregiver anche familiari e/o amicali , la sanità
ospedaliera e territoriale, l’assistenza sociale, le Rsa, le associazioni di volontariato, le Oss e le assistenti familiari, una figura professionale in cui sono occupate in maggioranza donne migranti il cui lavoro di cura a domicilio merita una rivalutazione sociale, culturale ed economica;
-recuperare le finalità che erano state attribuite ai Consultori nella legge istitutiva, adeguando e potenziando funzioni, risorse e personale legate agli specifici bisogni del territorio ,con particolare attenzione allo studio della medicina di genere. Attuare la legge dello Stato sulla proporzione tra abitanti e numero dei consultori largamente disattesa dalle Regioni;-garantire l’applicazione della Legge 194 con assegnazione/assunzione di personale adeguato nei numeri e nelle professionalità;          -gli asili nido vanno considerati un diritto delle e dei bambini ed estrapolati dai “servizi a domanda individuali” diminuendo la percentuale di compartecipazione degli utenti ai costi del servizio;    – per tutto il ciclo delle scuole dell’obbligo, servono investimenti e formazione per una educazione di genere, non violenta, contro gli stereotipi ed ogni forma di discriminazione . L’educazione di genere deve essere inserita nelle indicazioni della scuola d’infanzia e nei programmi curricolari;           -prevedere un consistente aumento delle risorse destinate ai centri anti-violenza, luoghi dove si agisce la centralità delle relazioni fra donne e l’autodeterminazione femminile. I centri anti-violenza dovrebbero essere coinvolti anche nel percorso di inserimento delle richiedenti asilo.  5. Combinare il processo di digitalizzazione con percorsi di superamento dell’ analfabetismo digitale  consentendo l’accesso alle conoscenze informatiche e telematiche soprattutto delle donne. Valorizzare la conoscenza delle discipline STEM tra le ragazze nei percorsi di studi in un’ottica di desegregazione e non di nuovo stereotipo. Valorizzare le capacità delle donne in ambito digitale a prescindere dal titolo di studio tecnico ma in un’ottica di solving in considerazione della trasformazione digitale. Normare lo smartworking togliendolo dalla sfera della conciliazione ma ripensandolo come una nuova modalità di organizzazione dei processi lavorativi in un’ottica di liberazione dei tempi di vita e di lavoro salvaguardando la dimensione sociale del lavoro e riaffermando una cesura tra spazi privati e spazi di lavoro.                                                                                                                             6. Disinvestire dal settore militare e investire su riconversione produttiva. Investimenti pubblici in settori sociali e cooperazione internazionale con drastica riduzione produzione/commercio di armi