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Report di sintesi nella sessione conclusiva

Chiara Giunti – Anna Picciolini Sessione conclusiva 22 ottobre h.13-14

Libertà delle donne nel 21. secolo, pensieri e pratiche oltre i fondamentalismi

Women’s freedom in the 21st century. Thoughts and practices beyond all the fundamentalisms.

REPORT DI SINTESI delle giornate

Il report completo di tutti i contributi delle tre giornate a breve sarà sul sito del convegno che rimarrà aperto: <http://libertadonne21sec.altervista.org/>, insieme con tutte le relazioni presentate. Questa è una conclusione che ne rappresenta la trama essenziale, sintetizzata in base ai due assi contenuti e organizzazione.

Tutto il convegno si è basato sulla considerazione generale che i fondamentalismi hanno comune carattere totalizzante ed escludente pur essendo di tipo diverso: intendiamo contestualizzarli nel presente che viviamo, cercando pratiche di contrasto con la finalità di costruire relazioni di trasformazione. Per questo le tre sessioni sulle tre forme di fondamentalismo. Esercizio del pensiero critico delle appartenenze come antidoto al totalitarismo e all’esclusione.

SUSAN GEORGE in apertura focalizza TRE questioni che riguardano il presente e il futuro DEL MONDO E DELLE DONNE:

globalizzazionedisuguaglianzacambiamento climatico/ambiente

la globalizzazione investe tutto il mondo – prende il meglio e lascia il peggio. Produce esclusione generale fra cui moltissime le donne. La globalizzazione incoraggia la disuguaglianza.

Ne abbiamo avuto considerazioni e testimonianze per Italia Grecia Spagna (Europa) Tunisia Medio oriente (mancanze per Francia – Gran Bretagna – Germania Paesi scandinavi: contatti da sviluppare!).

1) CONTENUTI

1a) Il fondamentalismo del mercato: Libertà uguaglianza fraternità??? Alternative all’ingiustizia globale

Liberté, egalité, fraternité???  alternatives against global inequality

Emerso con forza il LEGAME PATRIARCATO CAPITALISMO e le LOTTE DELLE DONNE come antidoto (in Europa in Medio Oriente e in Nord Africa)

Stretto legame guerra – rinazionalizzazione – produzione di armi utilizzate anche in campo domestico: le donne devono unirsi e restare unite nella lotta contro la militarizzazione pervasiva. Questo aspetto è stato sollevato ma poco approfondito e ripreso: è un terreno su cui continuare a lavorare.

OCCORRE UNA AGENDA DEGLI OBIETTIVI – dobbiamo portare a casa dei risultati. L’economia femmina si deve aprire alla fluidità dei generi.

GENERE E COMMERCIO (Gender and Trade) la maggior parte dei responsabili della lotta alle privatizzazioni sono donne – come si applicano i diritti umani e delle donne nelle politiche commerciali? Nessuna sanzione esiste per chi infrange le convenzioni internazionali sui diritti umani.

Ci sono tuttavia alcuni strumenti del Parlamento Europeo a disposizione (Forenza) : ogni commissione ha una responsabile di genere (gender mainstreaming) oltre che una commissione dedicata. Questo è positivo. C’è un Istituto europeo che misura la disuguaglianza di genere, servirebbe anche in Italia incrementare i dati di analisi.

Le nuove generazioni vanno sostenute e va dato loro spazio – coordinamento fra generazioni. Come costruire una alternativa? Femminismo ecologismo anticapitalismo si devono misurare con pratiche politiche effettive – l’auto-organizzazione e l’economia sociale hanno un ruolo. Intersezione fra le diverse rivendicazioni: delle donne dei migranti di chi lavora e chi no.

Il femminismo non può eludere la norma poiché essa è una delle espressioni del fondamentalismo neoliberista (“le leggi per il no” del neoliberismo citate da Susan George) – serve rapporto stretto e dialettico fra norma e movimenti sociali: il conflitto è decisivo e gli spazi che gli si possono aprire.

Occorre potenziare la costruzione di un altro modello – al suo interno la questione del Reddito di autodeterminazione in rapporto al salario minimo europeo.

1b) I fondamentalismi religiosi: crisi delle identità critica delle appartenenze

Crisis of identities, criticism of belongings

La politica delle identità è regressiva –Sono atea ma questa non è la mia identità”, la destra religiosa è un movimento politico.

Le femministe devono scegliere da che parte stare: dalla parte delle disobbedienti. Criticare non è demonizzare. La laicità è precondizione dei diritti delle donne.

Fondamentalismi religiosi nel mondo:

Israele (stato religioso) – Polonia (la chiesa di Woytila, che non è quella di Papa Francesco, e la destra cattolica).

tutti i fondamentalismi hanno come l’obiettivo di conculcare i diritti delle donne – la religione è altro rispetto alla fede personale e non possiamo assolverla dalle sue responsabilità. Le identità non sono rigide ma frutto di continua negoziazione. La laicità non è indifferenza ma atteggiamento critico aperto.

ASPETTI MOLTO DIBATTUTI SU QUESTO:

Religioni mono e politeistiche come consolidamento del patriarcato – religione come strumento di potere oppure religione come risposta ai bisogni e religiosità che appartiene all’identità personale – le religioni sono fatti storici, fuori dalla storia non esistono.

I testi sacri prevedono anche letture liberatorie oppure la religione in quanto tale è di ostacolo alla libertà delle donne?

Rischi della “cultura del rispetto” (cultura vs persona: “rispetto le persone non le culture”, ma che cosa significa rispetto?) – i rischi dei fondamentalismi sono anche interni a noi – al movimento delle donne. Gli atteggiamenti escludenti e irrigidenti esistono anche dentro di noi, è un processo continuo di lotta critica e di ricerca teorica e pratica quello di cui abbiamo bisogno.

1c) Il fondamentalismo scientifico: Scienza e tecnologia non sono neutre. Onnipotenza o coscienza del limite?

Science and technology are not  neutral. Omnipotence or awareness of the limit?

C’è una responsabilità sociale in duplice senso, per la scienza e le tecnologie e per noi come come femministe. Esiste anche un fondamentalismo scientifico che provoca un’opposta reazione antiscientista, ambedue sono dannosi per tutti e in particolare per le donne.

Occorre una riappropriazione da parte delle donne dei luoghi scientifici.

Forti sono le contraddizioni dell’Italia: si esalta il valore sociale della maternità in senso astratto e ideologico, mentre si taglia il welfare nei servizi sociali e sanitari peggiorando le condizioni delle donne sul versante sia della maternità e della salute che del lavoro di cura, sempre più sulle loro uniche spalle; dall’altro c’è il turismo riproduttivo, per chi può permetterselo.

I media trattano molto poco sia delle questioni legate alla riproduzione (spesso riducendosi al gossip) che della salute e dell’ambiente: il crescere dell’inquinamento intrecciato col cambiamento climatico minacciano la salute, occorre battersi in primo luogo per un’informazione sui dati reali delle conseguenze.

2) ORGANIZZAZIONE DEL MOVIMENTO E FORME DELLA POLITICA

Una riflessione che ha percorso tutte le sessioni e che ci indica una strada tutta ancora da percorrere:

Il femminismo (anzi i femminismi) si deve porre il problema dell’organizzazione. C’è una regressione inedita nella politica della sinistra partitica, a cui contrapporre una ricerca e pratica inedita sulla forme, pensate dalle femministe per uomini e donne. Come si costruisce una buona relazione?

Il femminismo ripensi come le donne possono apportare novità dentro le organizzazioni – non c’è norma senza lotte sociali come non c’è regola senza relazioni circolari e forti – Dobbiamo anche ripensare la rappresentanza nei luoghi di lavoro in rapporto al genere e agli immigrati (nazionalità). In Italia si parla troppo poco di conflitto – di classe sociale – serve ripartire dai fondamentali per nuovi avanzamenti.

Come fare a dare alla consapevolezza femminista il potere di cambiare? Ad essere davvero “un soggetto imprevistoche sia capace di costruire alterità senza distruzione? Teniamo conto che i fondamentalismi e gli steccati sono anche interni ai femminismi. O potenziamento reciproco o sconfitta.

Su questo è stato intenso, ricco di emozioni, di domande e di nuova conoscenza l’esperienza di Kobane, col docu-film di Leila Toprak e il dibattito che ne è seguito.

L’autogestione separata e paritaria fra donne e uomini, un “separatismo creativo e concordato” sia nella lotta armata che nel dopo che a Kobane si sta costruendo: c’è molto da sapere da imparare e sperimentare per tutti e tutte, da quel luogo di distruzione in cui anche si sorride si canta si balla, cercando di costruire altre modalità di relazione umana.