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“Scienza e tecnologia non sono neutre. Onnipotenza o coscienza del limite?”

22 ottobre 2017, terza sessione  h. 9.30/12.30

Presentazione di Giuliana Beltrame.

 

Per introdurre il tema del fondamentalismo tecnico scientifico, a mio avviso è necessario partire dalla considerazione che il fondamentalismo tecnico scientifico , nutrendosi del mito
del progresso, si trasforma in pensiero unico totalizzante quando ci “impone”un atteggiamento fideistico rispetto alla sua capacità di innovazione. Ed è escludente perché chi si oppone o
semplicemente pone in discussione i suoi assunti, viene ridotto al silenzio: non solo individui, ma popoli interi. Speculari e altrettanto totalizzanti sono le reazionil antiscientiste a cui assistiamo.
Per noi donne, quando riflettiamo sul peso della scienza, soprattutto medica applicata ai nostri corpi concreti, è essenziale superare quella oscillazione tra affidamento agli esperti, che è
cieco e la rabbia, che è spesso impotente o vuota.
La biotecnologia e l’informatica sono non solo i settori di punta delle nuove economie di mercato, ma stanno trasformando le nostre vite, non solo nella concretezza del quotidiano, ma anche nella lettura che diamo della conoscenza e della società.
L’onnipotenza che caratterizza buona parte del messaggio tecnico scientifico si scontra con l’incapacità/non volontà di affrontare e risolvere i grandi problemi di sicurezza, giustizia,
equità concentrandosi invece nella ricerca di strumenti di passivizzazione e controllo.
Stiamo già vivendo come “normale” lo scambio ineguale nel lavoro di cura tra noi e le donne immigrate. Perché non estendere questa “normalità” anche alla riproduzione?
E’ solo una questione di tempo arrivare all’omologazione planetaria? Oppure le culture e le pratiche diverse, nella lettura che le donne ne sapranno dare, potranno riportare al centro la vita sottraendola al delirio dell’onnipotenza tecnicoscientifica, riscoprendo il senso del limite come potenzialità pienamente umana?
In ogni caso la sfida ci impone di agire su due livelli: quello teorico scientifico e quello delle pratiche di condivisione delle esperienze e di ricostruzione della fiducia, per ridare alla scienza, al servizio dell’umano e non del mercato, un significato ed un ruolo capace di
costruire benessere.
Dobbiamo essere capaci di far dialogare in modo inedito questi due livelli.
Abbiamo pensato di dare un ordine agli interventi partendo dal piano generale del ruolo della scienza e dei suoi attori e attrici nella nostra società, per arrivare ad una analisi via via più
articolata della riflessione femminista sul tema, e in particolare sulla riproduzione.

Partiremo con Flavia Zucco “Scienza contemporanea e donne scienziate”, a seguire Caterina Botto “Libertà e responsabilità femminile nella riproduzione, tra scienza e norma”
ed Eleonora Cirant “Ora che l’utero è mio, come lo gestisco?”
Concluderemo con due interventi che riportano la riflessione in qualche modo “fuori dal corpo” delle donne, toccando il tema ambiente e salute con Licia Gallo “La salute delle donne è il
futuro del pianeta” e l’analisi della visione di genere nel campo dell’innovazione tecnologica con Bente Knoll “How to overcome androcentrism in science and technology? Transport
and mobility research – a case study / Come superare l’androcentrismo nella scienza e nella tecnologia? Una ricerca su trasporti e mobilità: un caso di studio”.
Potrete fare, come già successo nelle precedenti sessioni, brevi domande (3’) a cui seguirà un giro di risposte.
Concluderà i nostri lavori Barbara Romagnoli Bonomi
Grazie e buon lavoro a tutte noi.